VISIONI DISTORTE

 

L’editoriale dell’ultimo numero del periodico Pagine Marxiste – anno XV, numero 45, aprile 2018 – ha come titolo «Il voto e la lotta» ed è un’analisi di quanto accaduto in Italia alle elezioni del quattro marzo scorso; al netto di tutti gli insulti allo “stalinismo” – categoria inesistente, creata ad arte dai trotzkisti per giustificare la loro convinzione circa la presunta continuità tra l’epoca staliniana e quella successiva – si possono leggere alcune inesattezze.

Secondo questi signori, sulla scheda elettorale «c’era una sola lista che si dichiarava apertamente anticapitalista (per una Sinistra Rivoluzionaria): ha preso 20 mila voti»: falso, perché nel programma del Partito Comunista in Italia sta scritto a chiare lettere quanto segue.

«Il programma del Partito Comunista non è un semplice programma elettorale. E’ un programma di lotta, di trasformazione rivoluzionaria della società… per la costruzione di un’Italia socialista, di una nuova società che abolisca lo sfruttamento e la disuguaglianza sociale… realizzando l’uguaglianza sostanziale degli individui…».

Neppure è precisa l’affermazione che ne consegue: «La classe operaia non vuole rovesciare il capitalismo, vuole restare sfruttata: vuole solo pagare un po’ meno tasse, godersi qualche anno in più di pensione, non morire di fame senza lavoro»; gli astensionisti non sono necessariamente menefreghisti: spesso è vero l’esatto contrario.

Poco più avanti, nel corso dell’analisi del flusso dei voti dal 2008 ad oggi, lorsignori definiscono il Piddì guida del centrosinistra, e bollano Forza Italia come destra moderata: i sedicenti democratici hanno ben poco a che fare con il centrosinistra, mentre dei seguaci di Berlusconi tutto si può dire tranne che siano moderati, visti anche gli “strani” rapporti che intrattengono con i nostalgici della Repubblica di Salò.

 

Bosio (Al), 30 giugno 2018

 

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova

 

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